I grandi avvenimenti vanno festeggiati a dovere, e il terzo compleanno della mia splendida figlioccia era l'occasione giusta per brindare con un paio di bottiglie della Toscana "minore", quella che di rado finisce sui giornali ma che è capace comunque di regalare splendide bottiglie. Di seguito qualche rapida nota di degustazione.
Vermentino bianco Vigne Basse 2013 Colli di Luni DOC, Azienda Agricola Terenzuola: la bottiglia sembra quasi parlarti della Lunigiana, terra di spiriti anarchici e indipendenti, di gente che nelle osterie di fine '800 si riuniva davanti a un bicchiere per preparare la rivolta contro il potere costituito. E allora l'acidità sferzante ti scalcia in bocca, e la spiccata sapidità ti ricorda il Mar Tirreno, il mare della mia vita, mentre i freschi agrumi e le erbe aromatiche che inebriano delicatamente il naso hanno un che di noto e rassicurante, come le Apuane a proteggerti le spalle. Un vino dal corpo non particolarmente importante, da abbinare ad un piatto a tendenza dolce e grassa, ad esempio a base di crostacei, in modo che sapidità e acidità possano trovare il giusto contraltare. Per i più curiosi, della stessa azienda si segnala un Vermentino nero molto interessante, che conferma la vocazione autoctona della Lunigiana.
Canaiolo Provenzano 2011, Azienda Agricola Marciano: rosso scarico, questo canaiolo in purezza si mostra un po' chiuso al naso, ed incapace di aprirsi anche sostando nel bicchiere, con la frutta rossa, la viola e alcuni tocchi di cacao che restano così oppressi nelle retrovie; sarà un caso, ma il marchio "biologico" pare associato di frequente ad uno spettro olfattivo non particolarmente pulito. La bocca è morbida, il tannino appena percettibile, vino dalla beva facile, fresco e di medio corpo. Quella che conduce alla riscoperta dei vitigni autoctoni resta tuttavia una strada interessante da percorrere, capace di segnare in modo netto la specificità della realtà vinicola italiana.



